TALKIN' ABOUT
*
la chiesa era vuota
nessun incenso bruciato,
nessun umano a chiedere una confessione
Vanja e la sua prigione personale di quattrocentometriquadri
un dolore da espandere e espellere come un respiro
un sospiro di qualcosa che s'è perso
mentre qualcuno aveva spostato persino l'inginocchiatoio
davanti alla madonna di botero
(all'aeroporto di barcellona
c'era un suo animale metallico
che le minacciava le valigie troppo zeppe
botero è ovunque
botero è in ogni essere sovrappeso)
le fiammelle delle candele erano tutte consumate
ma l'acqua del presepe gorgogliava nel lago adiacente
Vanja dovrebbe parlare con il baby-dio
o quantomeno con la di lui madre
(Vanja non ha più niente da dire)
e invece si perde nei dettagli
e il flusso costante che la disturba
dell'acqua che viaggia in un circolo chiuso
(Vanja è un braciere spento)
pensa alle preghierine del catechismo
alle invocazioni della sua bambina
di buoni voti a scuola
buona salute al papà e alla mamma
e poi
.
.
.
(Vanja non ricorda più niente)
Vanja rimane in piedi a guardare le pieghe blu della veste della statua
poi prende un fiammifero, accende un lumino
dieciequarantacinque
in chiesa non c'è più nessuno
*
fotografati nello sfondo di un tappeto rosso, quella sera
nella piazza, nella mescolanza
della pelle liscia di entrambi che si sfiora,
sospesi in una nuvola cobalto terrena
sorridergli, sorridere, sorridersi, sorriderle,
lei aveva un abito nero liscio e senza spalline
i capelli biondi sciolti sulle spalle
in punta di piedi per raggiungerlo
-uno appoggiato sull'altra-
come due attori famosi della novelle vague
lui aveva un ombrello blu e uno sguardo a proteggerla
e discorsi e preghiere e visioni di mostri e paradisi di cascate cristalline
e lei a volte alla notte si trasformava in prozac
e lui adesso non sorride più
*
Vanja mangia dell'ananas in scatola
-cuore inscatolato un milione di anni fa-
questo corpo contenente cose vive
e alcune dimenticate in disuso
un paio persino in avanzata putrefazione
-cuore pieno di schifezze abusive e patetiche-
seduta a gambe incrociate sulla sedia in pelle
due domande in sospeso
(3:21 a.m.)
quand'è che si dice basta?
(i numeri significano sempre qualcosa)
quand'è che si raggiunge il limite?
(le coincidenze non esistono)
Vanja prende ago e filo rosso
e cuce una seconda testa per il suo dolore
*
il fallimento è appena dietro l'angolo
nel suo caso arriva un martedì
(Vanja non parla con nessuno per tre giorni interi)
appostato mentre Vanja sta disegnando il suo dolore,
le cala come una mannaia sui polsi
(Vanja si tatua con la bic una stellina alla base dell'indice)
sulle guance bagnate,
sulla posizione fetale assunta dai suoi occhi
ed è un jingle di un cioccolatino
(so sweet, so childhood memories)
che la distrae, la spiazza alla luce ibrida della luna
(no tomorrow, no tomorrow)
ogni illusione è pericolosa
invade le vene di sangue guasto
e chiama tutti gli angeli custodi a raccolta
(nessun domani, caduto per terra come il cucchiaino da the)
ogni illusione frana sull'orlo dei ricordi
le mani sfuggono, i sensi si chiudono,
nel sonno fluisce ogni chiodo, ogni puntura, ogni squarcio della pelle
(la tazza s'è rotta in mille pezzi, c'è del liquido caldo sul pavimento)
i sogni diventano un'altra volta viola,
s'avvicinano odori conosciuti di lontananze e separazioni
nessun posto dove andare
(la bustina, per uno scherzo di dio, è intatta)
Vanja è esplosa, frantumata
è un gesto indistinguibile dalle ombre
bambola bruciata e rotta in più punti,
Vanja si adagia ai giorni, inespressiva
*
La chiesa è vuota, e così Vanja
*